2008-03-23: Pasqua

Generalmente e' un agnello.

E' stato un attimo, breve come il rintocco di un tasto di questa macchina per scrivere, breve come il momento in cui la gola dell'agnello viene aperta.

Un attimo. Mettere in bocca il pezzo del mio polpaccio che ho appena tagliato via dalla gamba. Ho pensato molto, prima di tagliarlo, se cuocerlo prima di mangiarlo o mangiarlo fresco, appena staccato, al sangue. Tutto m'e' scivolato addosso.

Il primo pezzo di carne, il primo dopo 22 anni di assoluta astinenza dalla carne. E il primo non poteva che essere mio.

Intanto la ferita continua a sanguinare, dovro' provvedere a medicarla. Dovrei farmi cucire, ma come potrei spiegare questa ferita ai medici? Se questa sara' la strada, allora dovro' imparare a suturare le mie ferite, i mie i pasti. Il mio cibo.

Ma questo sara' dopo, ora c'e' soltanto il forte sapore della carne, questa carne che scricchiola sotto ai miei denti. Carne della mia carne, sangue del mio sangue. E' come se mi nutrissi di mio figlio ma questo mio figlio e' un pezzo di me. Anche se tace. Anche su urla di dolore, il dolore della ferita che mi sono appena inflitto. Sembra una bocca che parla parole di sangue che scorrono sul pavimento rendendolo lucido. Come una bocca che canta rime come rubini. Come una bocca aperta, la mia prima ferita, la mia bocca. Come una bocca da baciare. Adesso.

Girati ora, non guardare. Ti amo. Ti amo, no.

 

2008-04-20:

Cammino veloce in mezzo alla via.

Gente amputata mi attraversa la strada, recisi come fiori di arti e steli. Pulsa. Mangiati e nutriti, morsi nelle carni, pezzi mancanti.

Cammino veloce, il passo sostenuto. Il colore sparisce, tutto il colore. Tutto tranne il rosso delle ferite, degli arti recisi, dei fiori, del cibo. Il loro cibo come il mio. Si nutrono dei loro corpi cosi’ come io mi nutro del mio, pezzi di me nel mio stomaco, nell’intestino, nelle mie feci. Pezzi di muscoli, pezzi di pelle.

E camminano veloci sulle loro stampelle. A volte manca solo una gamba, altre volte c’e’ un solo arto. Una gamba, un braccio, uno stelo, un morso. Tanto cibo. Duodeno. Intenti a digerire i loro corpi. Intento a digerire il pezzo della mia gamba, della mia pancia, le mie vene nel mio stomaco, frammenti di dita ancora fra i denti.

Le mie ferite, i punti di sutura. Il mio cibo, la carne. La citta' della carne, del cibo. L'industria delle persone amputate, nutrite di loro stesse.

Questo.

 

2007-01-31:

Mangia, mi dicevano. Mangia. Che orrore quel sapore di morte nella mia bocca, che orrore.

 

2008-06-21:

Vaffanculo, vaffanculo. Lo vedi cos'hai fatto? Davvero non riesci a capire quanto dolore sai provocare? La stupidita' e' il male peggiore. E io mi nutro, mi cibo, mi mangio. Cazzo. Il sangue che cola, la lingua che lo lecca e la carne che scricchiola sotto ai denti. Qui c'e' tutto, tutto quello che si puo' ricevere, tutto quello che si puo' dare. La carne, il cibo, La lama che stacca parti di me e la forca che le accompagna alla bocca. I denti che la frantumano e il passaggio nell'esofago fino allo stomaco. La digestione. La defecazione. Defeco me stesso, defeco le parti del mio corpo recise, masticate, digerite e assimilate. La carne, il cibo.Posso ancora capire l'origine di tutto questo. Quelle che erano incisioni, ora sono recisioni e nutrimento. Dio.

 

2008-06-22: 666

L'autodistruzione e' la sola risposta al dolore. Il dolore prende dolore, il dolore chiama dolore. Automutilazione, autoassimilazione, autocibazione. Morse allo stomaco, tagli allo stomaco, tagli alle braccia, amputazioni, solchi scavati sulla pelle, solchi scavati nella carne, in profondita'. Spasmi. Contrazioni nervose, nervi recisi, asportati, assimilati, mangiati, digeriti, cagati. Dolore insopportabile. Piacere insopportabile. Cibo. Pasto. Il mio corpo, la mia gamba destra ormai totalmente assimilata, amputata, recisa, mangiata. Suture grossolane, sangue, ferite. Come la mantide che divora il suo amante, io sono il mio amante, il mio cibo, il mio pasto. Pezzo dopo pezzo, dolore dopo dolore. Pulsazioni. Pulsazioni. Quante cazzo di pulsazioni. Il cibo, il piacere, il controllo. Perduto. Pulsazioni. Perduto. Arti perduti, mutilati, recisi, divorati. Grida, grida, grida, grida. Tagliami, recidimi, come le frange di un albero potate. Barbarie. No, no, no. Mangiami, tagliami, masticami.

Basta.

 

2008-07-16

Il mio ego e' talmente vasto che non ha lasciato posto per altro. E ora sono solo a nutrirmi di me stesso.

 

2008-07-21

Infatti ho detto che l'ho fatto da ragazzo. Poi con il tempo ho smesso di fare le cose per gli altri. Allora non avrei potuto immaginare ma questa cosa mi ha divorato fino alle ossa.

Ho iniziato a fare qualunque cosa solo per me stesso fino ad eliminare tutto cio' che mi circondava. Cosi' sono rimasto soltanto io. Talmente concentrato su me stesso da desiderarmi. Talmente concentrato su me stesso da iniziare a mangiarmi. Si', a mangiarmi. A staccare pezzi del mio corpo e divorarli. Divorare fino ad arrivare ai muscoli, ai tendini, ai nervi, alle ossa. Recidere parti intere di me e ingoiarle. Solo me stesso. Talmente concentrato su me stesso da non poter nemmeno accettare l'idea di nutrirmi di qualcosa che non mi appartenesse profondamente. Talmente concentrato su me stesso da essere io stesso il mio cibo, il mio nutrimento, il mio oggetto di desiderio, la mia masturbazione, la mia carne, il mio sangue, la mia unica ragione di vita e la mia unica ragione di morte.

 

2007-01-15

Amputami, recidimi, tagliami, staccami i pezzi. Mangiami. Mangiarmi. Nutrirmi. E poi ancora recidermi, tagliarmi, amputarmi. Morire. E poi ancora morire e morire e morire. A ogni boccone morire, a ogni pasto morire. Mangiami. Mangiarmi. Morire e morire e morire. A ogni cibo, a ogni boccone, a ogni pasto, a ogni amputazione. Mi gira tutto, mi gira. la morte, il cibo, il pasto, il mio pasto, la mia morte. Io.

 

2007-05-17

Proteggimi la cicatrici, nutriti delle mie ferite, sii me stesso, arriva fin dove io non so arrivare. Sei il mio carnefice. Mi nutro della mia carne, bevo del mio sangue. Sono un tutt'uno con la mia fame e con il mio pasto. Soggetto e oggetto. Sono l'inizio e la fine di me stesso. Mi nutro della mia rabbia, del mio braccio, dei suoi muscoli. Arterie e vene. Sono tutto cio' di cui il mondo ha bisogno e non esiste altro mondo al di fuori di me. Mastico le dita e il sapore del sangue mi riempie il palato. Soggetto e oggetto, inizio e fine.