29.08.06  h:20.27

"Te ne devi andare. Non resisto a vederti spegnere giorno dopo giorno. Devi cambiare, devi fuggire. Non puoi continuare a gettare la tua vita"

 

15.08.06  h:01.32

"Non hai mai scavato cosi' in profondita', non sei mai stato cosi' scuro e intenso. Stai finalmente raggiungendo il tuo vero essere" "Scavare... mi fa sorridere che tu abbia usato questo termine dal momento in cui ho scavato tutta la notte passata. Ho scavato nelle macerie di Genova, citta' distrutta dal terremoto. E' stato terrificante, continui terremoti e a ogni scossa crollava un palazzo o piu' di uno. E morti, quanti morti. E tutti noi a scavare, attendendo solo che la prossima scossa arrivasse a distruggere e uccidere ancora. E nessuno scappava, nessuno. Tutti ad attendere, come se fossimo stati tutti parte di una enorme roulette russa. Non c'era pistola e non c'era proiettile; c'erano solo le scosse e i palazzi che andavano in frantumi. E le macerie e la paura e il grigio ovunque. E i morti"

 

06.08.06  h:13.59

"Hai divagato parecchio stavolta, esulando completamente dallo scopo che ti eri preposto: descrivere infermita' fisiche. Il legame con gli altri quadri vedo che l'hai messo da parte. Comunque lo riconosco, le idee sono calzanti, impossibile resistere ad una consequenzialita' di idee cosi' ovvia ma al tempo stesso così geniale. Come tutte le cose ovvie, d'altronde. Le rose che erompono dai suoi occhi e' un'immagine che non dimentichero'... dovresti salvarla anche tu, da qualche parte nella tua testa, magari per elaborarla e svilupparla accanto ad altri temi o per renderla con soluzioni visive diverse - so che non è il tuo stile ma si presterebbe benissimo a qualcosa in stile gotico. E' un'immagine troppo bella, assoluta, come certi concetti o idee o melodie o parole. Sta in piedi da sola, costituisce essa stessa attrazione, e' completa gia' di per se'. E lo sfondo?" "Ho sì divagato ma non sono andato fuori tema, o comunque non piu' rispetto ai precedenti. Se guardi i primi due, noterai che anche in essi la malattia, l'infermita' fisica, e' il pretesto per affrontare altre tematiche. In Mal Di Cuore la metafora e' piu' sul male dell'anima, mentre Emicrania affronta il tema della Shoa. Cecita' si e' trasformato in un quadro molto spirituale, mistico, e questo mi piace molto. Notavo anche stamattina che la posizione dell'unica gamba ricorda la posizione con le gambe incrociate tipica della meditazione. Da qui l'idea di sollevarlo da terra - anche se con stampelle, per non tralasciare l'aspetto malato. Lo sfondo sara' decisamente in tema con i precedenti. Il cielo sara' meno nuvoloso e piu' chiaro mentre sullo sfondo rovi e rose"


 

05.08.06  h:11.11

"Condividere il dolore e' un atto di grande intimita'"

 

05.08.06  h:02.30

"Il saggio e' sempre in dubbio su tutto" "E' incredibile quanto si modifichino le idee man mano che il lavoro va avanti. Cecita'. Passione. Amore. Erano queste le parole. Alla fine l'illuminazione - quasi la stessa del quadro: accecato dalla passione. E poi la fede, la passione, la sua passione. La corona di spine. Tutte idee a cascata. E la rosa, il fiore della passione che acceca, le spine. E l'instabilita' e il pavimento che e' roccioso e crepato ma anche liquido e acquoso. Un quadro d'amore e di fede. Fede che, spesso, e' cieca"
 

 

03.08.06

"Lo hai sempre saputo, fin dall'inizio. Era nelle tue parole" "Accecato dall'Amore, accecato dalla Passione" "Le tue rose, anzi, le sue rose"

 

01.08.06  h:21.48

"Visto che in questo nuovo lavoro ci sono idee vagamente ispirate alle tue osservazioni, te lo mostro ancora nelle primissime fasi. A colpo d'occhio potrebbe sembrare tremendo e di ispirazione militare, in realta' e' una preghiera. Il viso rivolto al cielo cosi' come il palmo della mano e in cima alle dita occhi invece che polpastrelli. Gli occhi dei ciechi" "Ti ringrazio della fiducia che mi concedi. E' vero, ho notato che in queste ultime composizioni i tuoi personaggi indossano l'uniforme, qualcosa di nazistoide quasi (e' la cravatta che me lo ricorda), ed hanno sempre il piede nello stivale, al limite della torsione, e l'altra gamba mozza. Mi fa male anche solo guardarla, non riesco a reggerle le torsioni, non riesco a reggere l'attesa del momento della rottura. Il rumore secco di qualcosa di rigido che si spezza. E' una mia paura ancestrale questa. Se non mi avessi detto tu della mano, non l'avrei scorta, e' quasi velata, tratteggiata finissimo. L'idea e' azzecata. Non riesco, per lo stesso motivo, a capire cosa c'e' negli occhi, sembrano dei fasci di luce. Una volta sul libro di fisiologia ho trovato un test ottico; serviva per rendersi conto della macchia cieca che abbiamo in fondo all'occhio. E' una zona dove non ci sono coni o bastoncelli, nessun fotorecettore, per cui in quel punto nel campo visivo c'è un buco, un buco VUOTO. Noi non ce ne rendiamo conto normalmente perchè abbiamo una vista binoculare, e il cervello compensa psichicamente la mancanza. il libro diceva che, rendendosi conto nella macchia, si sarebbe saputo quel che vedono i ciechi: non l'oscurità, ma il vuoto. Provai il test, isolai la mia macchia cieca, al limite della mia visione la osservai per un momento: era completamente diversa da ogni cosa che si più immaginare, come vuota. Era come una fusione di colori, tendente al bianco, ma contemporaneamente i colori ne restavano individuati. Era come sollevata dal campo visivo, come se non ne facesse parte, come se stessi vedendo qualcosa dentro il mio occhio, non la' fuori. Se tu riuscissi a rendere in questo modo lo sfondo intorno al personaggio" "Bellissima idea ma non so se riuscirei a realizzare una cosa del genere anche e soprattutto perche' lo sfondo deve essere coerente con i precedenti e i successivi. Pero' mi viene in mente una cosa: gli oggetti rappresentati sullo sfondo (non so ancora cosa saranno, una chiesa? delle macerie?) potrebbero essere sollevati da terra, quasi levitassero. Devo pensare a delle deformazioni simili alla descrizione da te data. Rispetto ai tratti che non scorgi, mano e oggetti negli occhi, non le scorgi perche' non ci sono ancora. Il protagonista dovrebbe avere negli occhi dei paletti o qualcosa di simile che lo rendano, appunto, cieco. La mano e' tutta da realizzare ma l'idea e' ben chiara. L'elemento comune e' lo stivale anfibio in posizione innaturale, identico in tutti i quadri. Altri elementi comuni sono la cravatta con doppio nodo e i peli bianchi, barba o capelli che siano. Gli abiti sono generalmente ispirati alla moda dark e ad alcuni miei abiti. La giacca con colletto alla coreana di Emicrania cosi' come la giacca militaresca di Cecita' sono giacche ch'io stesso posseggo. In Cecita' inoltre c'e' un forte richiamo alla divisa militare che, come adoro fare, e' in contrasto con l'argomento vagamente spirituale e religioso" "Sono felice di aver lasciato, in un certo senso, il segno. Un po' lo desideravo a nessuno piace dare consigli che non vengano seguiti. Sulla mano concordo con la tua idea. Sugli occhi... che ne diresti di reperire un cieco e chiedergli come percepisce i suoi occhi? Mi spiego: noi percepiamo un nostro organo di senso, non solo perche' e' li', ma anche perchè lo stiamo usando per codificare un segnale sensoriale. Un cieco certamente "sentira'" i suoi occhi in modo diverso da noi. Come percepiscono i ciechi i loro occhi? Si chiedono perche' sono cosi' rotondi, così molli... cose di questo tipo, immagino. Non potrai mai descrivere a sufficienza ad un cieco il proprio occhio, perche' non puo' vederselo... e gli occhi sono la cosa piu' strana di un corpo, con le iridi, bucati al centro, trasparenti; sembrano quasi fuori contesto in un corpo come il nostro, cosi' uniforme e banale. Ma anche perche' non puo' usarlo, non conosce i movimenti d'inseguimento, la messa a fuoco. concetti cosi' aleatori a parole. In conclusione, grazie a te, che mi fai parlare. parlare e' un doppio favore, arricchisce due volte. Arricchisce te che ascolti e arricchisce me che parlo, perche' parlando riesco ad isolare e a prendere coscienza di cose che erano li', sotto la superficie, le davo quasi per scontate. Parlarne mi aiuta a definirle meglio e a metterle al sicuro nella mia testa"